PUTIN HA DISSOLTO LA RUSSIA

La Russia non è più uno Stato.

La mia non è una mera provocazione, un artificio dialettico per sottolineare la illibertà di un Paese fondato su un sistema dittatoriale. La Russia non è più uno Stato nel senso più letterale di questa espressione. La Russia di Putin non è infatti classificabile neanche come una dittatura. Se la Russia fosse una normale dittatura, essa rientrerebbe comunque, con tutte le ingiustizie che caratterizzano un tale sistema illiberale, nella categoria dello Stato.

La Russia di Putin non è più uno Stato, punto.

E che cos’è dunque oggi la Russia, se non è più uno Stato?
Uno Stato si caratterizza per una struttura di fondo, una struttura che di uno Stato rappresenta non solo le fondamenta ma la sua stessa essenza: la Società Civile.
Nella Russia di Putin una Società Civile non c’è, è stata dissolta.

Una Società Civile rappresenta quel complesso sistema di relazioni attraverso il quale un popolo si costituisce come una organicità all’interno della quale ciascuno individuo esprime, sotto determinate condizioni, la propria natura umana, affinché quel suo esprimersi non escluda quello degli altri. Questa è la libertà d’azione, questa è la cittadinanza.

La libertà d’azione è tanto più ristretta quanto più l’organicità dello Stato ricalca quella della Natura, mentre è tanto più grande quanto più se ne allontana. Tuttavia, il rischio di perdere lo status di cittadino segue la stessa regola geometrica: esso diminuisce quando uno Stato si avvicina alla Natura, mentre aumenta quando se ne allontana. C’è dunque una paradossale proporzionalità diretta tra libertà d’azione e pericolo di emarginazione dal contesto civile.

Paradossalmente, maggiore è la libertà individuale maggiore è il rischio che un individuo smetta di essere un cittadino.

È necessaria una profonda analisi filosofica sulla rappresentazione umana della libertà individuale, affinché si giunga ad una sua giusta interpretazione, evitando così il rischio che tale libertà, coincidente con l’uomo stesso, si rovesci nel suo opposto, ovvero l’arbitrio.
Ecco perché, nel nostro Occidente, una errata interpretazione della libertà individuale sta allontanando gli uomini da una sana socialità, omologandoli a modelli di individualismo che rappresentano l’esatto opposto di una autentica libertà spirituale.

La risoluzione di quel paradosso è il compito più grande che l’uomo ha davanti a sé: la realizzazione, un giorno, di una Società Civile in cui la massima libertà d’agire dell’individuo coincida con la massima forma di cittadinanza, una società in cui il Bene coincida col Tutto.

Non a caso nelle società civili più evolute e complesse, dove si cerca di porre l’uomo (e non la Natura) al centro del Tutto, si è ancora molto lontani dal creare una organicità che metta davvero ciascun individuo all’altezza di tutti gli altri; in esse vi è infatti una cerchia ristretta di individui che detiene più potere e più libertà di tutti gli altri.
Tuttavia, nonostante questi suoi squilibri, lo Stato di Diritto rimane la più alta espressione di quel Principio Fondamentale che è alla base della più veritiera forma di Società Civile, corrispondente alla autentica natura dell’uomo, di “essere nell’essere”, di libero creatore ed insieme interprete di mondi, come da me illustrato nei due articoli: “La mia filosofia esistenziale” e “La Repubblica di Platone non è una utopia“.

Il Principio Fondamentale secondo cui il tutto (lo Stato) è al servizio dell’individuo affinché egli possa esprimere quella sana creatività che promuove il bene proprio e quello degli altri (dello Stato stesso), secondo una organicità che vede tuttavia il singolo sempre come protagonista.

Persino in una dittatura, come accennato prima, nonostante la ristretta libertà d’azione, i cittadini rispondono universalmente a quella organicità di cui essi sono una parte integrante. Rispetto ad una Democrazia, una Dittatura si rifà ad una sistematicità più vicina a quella della Natura. E, come detto, è vero che più si rimane in prossimità della Natura meno ampi sono gli spazi d’azione del singolo individuo, ma è altrettanto paradossalmente vero che minori sono i rischi di una sua emarginazione.
Resta comunque il fatto che anche in queste forme statali più primitive quella organicità, e la relativa salvaguardia di ciascun cittadino, proprie di una Società Civile, rimangono il fondamento.
L’Unione Sovietica, ad esempio, rappresentava una autentica forma statale.

Lo Stato, dunque, è l’immagine di questa organicità.
Sia lo Stato di Diritto sia lo Stato di natura (come si manifesta nelle dittature) rispondono a quella organicità, rappresentandone la forma, quella forma chiamata col termine di Legge.
E come in tutti i tipi di organismi, anche in uno Stato (inteso dunque come Società Civile) possono verificarsi perversioni e malattie. Classiche forme di queste anomalie sono il “clientelismo”, la corruzione e la mafia.

In Russia queste anomalie non ci sono, nel senso che lì esse non sono anomalie. Mentre in uno stato autentico quelle forme di perversione si manifestano come malattie all’interno del tessuto sociale, in Russia quelle stesse malattie rappresentano la “normalità”, lo stato di salute naturale, e questo perché un tessuto sociale la Russia non lo ha più.

Nella società civile italiana, soprattutto durante la cosiddetta Prima Repubblica, si era insinuata quella perversione chiamata “clientelismo”, una perversione che si manifestava secondo la seguente circolarità:

Politica – Mafia – Voto di Scambio

All’interno di questo circolo vizioso, nel quale le singole componenti si autoalimentavano, alimentando al contempo il circolo stesso, i singoli individui rappresentavano non dei cittadini, ma solo clienti all’interno di un sistema corrotto.
Ma questa perversione italiana era, appunto, una “perversione”, una parte malata di un Tutto Organico. Tanto è vero che quella totalità stessa, la Società Civile, si è ribellata a quella malattia sviluppando anticorpi adeguati. Questi anticorpi non hanno certo annientato quel “clientelismo”, e forse non lo annienteranno mai, tuttavia lo hanno limitano, facendo sì che esso rimanga solo una parte perversa del Tutto, senza che se ne appropri.

Ecco, in Russia, al contrario, il “clientelismo” non è una malattia, una perversione del sistema, ma ha preso il posto della Società Civile stessa, con lo Stato che ne è diventato l’espressione formale.

In Russia, il cittadino ridotto a cliente di un circuito corrotto, non rappresenta una eccezione ma la regola. I cittadini, nella Russia di Putin, non sono più cittadini ma sono tutti “clienti”, sono “clienti” nella loro totalità esistenziale.

Ecco dunque che relativamente alla Russia non si può più parlare di Stato, essendo venute meno le sue prerogative: il Cittadino e la forma di vita comunitaria con cui egli si esprime, ovvero la Società Civile.

La Russia oggi è retta da un pugno di individui, gli oligarchi, che sono l’esatto equivalente di un clan mafioso.
Tutto, nella Russia di Putin, deve essere al servizio di questo clan, senza che tuttavia questo clan sia al servizio del Tutto.
Non è proprio esatto, e soprattutto non è esaustivo, affermare che nella Russia di Putin non esista la libertà individuale, come si può invece dire per la Cina.

Nella Russia di Putin la libertà d’azione è stata sostituita dall’arbitrio.

Vi è un gruppo di oligarchi che ha subordinato al proprio arbitrio ogni Principio e Legge, un arbitrio che potenzialmente è permesso a chiunque, dai potenti clan mafiosi fino ai semplici ultrà calcistici.

La Russia di Putin è un sistema che si allontana tantissimo dalla Natura, ma non nel senso che innalzi l’uomo a protagonista assoluto del mondo sociale, secondo quella massima aspirazione filosofica, ma perché al contrario lo annienta nella sua essenza.

Nella Russia di Putin vi è un puro caos travestito da organizzazione, quel tipico caos che precede la formazione di un mondo, di una società autentica.
Nella Russia di Putin non esistono più né Principi né Cittadini. Non c’è più Legge!
Mentre in uno Stato di Diritto, come gli Stati Uniti d’America, così come in un Stato Collettivista, come la Cina, esiste, almeno a livello potenziale, la tutela della libertà d’azione del singolo individuo (Libertà, non arbitrio) – quella Libertà che la Comunità (la Società Civile) deve assecondare affinché l’uomo possa esprimere quella natura superiore che è in se stesso -, in uno Stato, come la Russia di Putin, tutto ciò non esiste.
Ed uno Stato che si manifesti secondo forme antistatali rappresenta un ossimoro.

La Russia oggi non è uno Stato, nel senso più letterale del termine, perché la Russia non ha più una Società Civile.